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Trapianto lamellare della cornea: due oculisti Ausl Bologna curatori del testo
Bologna – E’ coordinato da due oculisti dell’Azienda USL di Bologna, Luigi Fontana e Giorgio Tassinari, rispettivamente responsabile della Banca delle Cornee e direttore di Oculistica dell’Ospedale Maggiore, il primo e unico testo didattico a livello mondiale che tratta dei nuovi trapianti di cornea lamellare, Atlas of Lamellar Keratoplasty Fabiano Editore. Il libro, che vede la partecipazione di numerosi autori stranieri, tratta dei nuovi trapianti di cornea che stanno rivoluzionando la chirurgia corneale trapiantologica mondiale.
Il trapianto lamellare della cornea è una tecnica raffinata che consente di asportare solo gli strati malati della cornea sostituendoli con strati equivalenti prelevati da una cornea sana di un donatore. Ciò consente di non dover sostituire interamente la cornea.
L’oculistica dell’Ospedale Maggiore di Bologna, è stata tra i primi in Italia ad adottare e affinare il trapianto lamellare della cornea, tanto da diventare un importante centro di riferimento nazionale per l’utilizzo di questa metodologia di trapianto. Nel 2006, presso l’Ospedale Maggiore sono stati eseguiti 73 trapianti di cornea lamellari su un totale di 116 trapianti.
Il trapianto lamellare della cornea, che sta progressivamente sostituendo i trapianti integrali di cornea, ha notevoli vantaggi rispetto a quello “classico”: sostituendo, infatti, il solo strato ammalato e preservando quelli sani circostanti si ottengono gli stessi risultati del trapianto classico, ma con il vantaggio di un intervento meno invasivo, con un più rapido recupero visivo e minori complicanze tra cui anche il rigetto immunologico. La versatilità di questi nuovi trapianti è tale da poter essere applicata al trattamento delle più comuni malattie della cornea: il cheratocono, le distrofie corneali e le opacità corneali da infezioni virali (erpetiche) o batteriche e da traumi.
Il trapianto lamellare, inoltre, consente di utilizzare una percentuale notevolmente maggiore delle cornee donate: prima che si affermasse questa tecnica oltre il 60% delle cornee donate risultavano non idonee al trapianto, ora quelle non idonee si aggirano attorno al 45%. Ciò è possibile grazie alla particolare struttura stratificata della cornea, formata sostanzialmente da tre strati ciascuno dei quali può essere soggetto allo sviluppo di malattie che possono portare alla riduzione della vista del paziente. Uno studio recente condotto presso l’Unità Operativa di Oculistica dell’Ospedale Maggiore, pubblicato su una prestigiosa rivista americana, sottolinea i favorevoli risultati visivi che si possono ottenere con queste nuove metodiche di chirurgia lamellare della cornea e soprattutto l’elevato livello di sicurezza nei confronti del rischio di rigetto della cornea trapiantata.
Add comment Dicembre 23, 2007
Aumentano le patologie degli occhi
Screening della vista, le recenti scoperte in ambito farmacologico, la proiezione degli interventi chirurgici sulle patologie oculari, effettuati in tutta Europa.
Sono stati alcuni degli argomenti che hanno aperto la prima giornata di lavori del convegno “Chirurgia Oculare in diretta” organizzato nella sala Terminal della Stazione Marittima di Napoli.
A confronto sessanta relatori provenienti da tutta Italia. Un focus di approfondimento, organizzato da Raffaello Di Lauro, primario oculistica del Cto di Napoli e da Lucio Zeppa, coordinatore dell’attività chirurgica dell’U.O. di oculistica dell’Azienda Ospedaliera S.Giuseppe Moscati di Avellino. Grande attenzione alle malattie che interessano la cornea, nella maggior parte dei casi colpiscono entrambi gli occhi, rendendo le persone quasi completamente cieche (i giovani tra i 15 e i 35 anni ne sono maggiormente colpiti.
I relatori si sono soffermati sull’innovativa tecnica del Cross-Linking, adottata per curare il cheratocono, una malattia della cornea paragonabile ad una distrofia progressiva non infiammatoria, che colpisce all’anno 50 persone ogni 100.000, sia uomini che donne, generalmente in giovane età, fra i 20 e i 30 anni. La sperimentazione avanzata della metodica Cross-Linking, ha dato ottimi risultati, non è invasiva e utilizza il laser a raggi ultravioletti per contrastare l’evoluzione del cheratocono.
Una sessione del convegno ha intereressato il problema glaucoma, che colpisce in Italia 600 mila persone. Una patologia particolarmente temibile proprio perchè spesso non presenta sintomi e per questo motivo necessità di controlli periodici, specie dopo i 40 anni. Il glaucoma se non diagnosticato in tempo può avere pesanti ripercussioni sulla qualità della vita delle persone che ne sono affette, condizionandone l’attività lavorativa e di relazione.
Tra le principali cause di cecità nella popolazione in età superiore ai 50 anni vi è la degenerazione maculare senile: il tema sarà oggetto di approfondite discussione dei relatori, grande attenzione anche per le cause del distacco della retina.
Add comment Dicembre 22, 2007
Riconoscimento al prof. Maselli: “Una vita spesa per l’oftalmologia”
La SOI, Società Oftalmologia Italiana di grande tradizione avendo appena celebrato il suo 87° congresso, ha organizzato a Venezia quello che è stato definito “un evento di straordinaria ed irripetibile importanza anche con il pieno appoggio dell’American Academy of Ophthalmology presenti qualificati opinion leader internazionali in un confrontarsi con una oculistica italiana all’avanguardia.
In questa solenne occasione è stato assegnato il “PREMIO MEDAGLIA D’ORO MAESTRI DELL’OFTALMOLOGIA, UNA VITA SPESA PER L’OFTALMOLOGIA” così trasformato . durante l’assemblea dei Soci del 21.11.1992 (prima era premio per lavoro inedito di semeiologia oculare). Il prestigioso riconoscimento per il 2007 è andato a due insigni oculisti, il Prof. Eduardo Maselli e il Dott. Dario Aureggi (Nel 2006; Prof. Giuseppe Carella, Prof. Roberto Guerra, Prof. Albino Rapizzi; nel 2005 Prof. Bruno Bagolini, Prof. Umberto Merlin, Prof. Cesare Quintieri).
Da 31 anni a Sondrio
Grande soddisfazione a Sondrio, anzi anella frazione di S. Anna, ove il prof. Maselli vive.
Maselli Eduardo è nato a Foggia il 25 maggio 1934, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bari nel 1958, specialista in Clinica Oculistica presso la stessa Università nel 1962.
Nel 1962 ha seguito il suo Maestro Prof. Francesco Orzalesi alla Università di Milano.e nel 1968 diviene Assistente Universitario di ruolo; nello stesso anno prende la Libera Docenza in Clinica Oculistica presso l’Università di Milano.
Arriva in Valtellina 36 anni fa, nel 1971 è infatti Primario della Divisione di Oculistica dell’Ospedale Civile di Sondrio fino al 1997. Da tale anno esercita la libera professione presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza interessandosi soprattutto di oftalmochirurgia infantile
Profilo professionale :
L’ attività chirurgica è rappresentata da migliaia d’ interventi sul bulbo oculare ( dalla chirurgia degli annessi al segmento anteriore , alla retina), mentre l’ attività di ricerca è documentata da oltre 100 articoli su riviste italiane e straniere, e da importanti capitoli sulla chirurgia della cataratta congenita e del glaucoma congenito pubblicati su noti volumi di chirurgia oculare.
Nel 1961 ha collaborato con F.Orzalesi e M.Miglior ad importanti studi sugli effetti del Lisozima sui tessuti oculari. Nel 1968 , in collaborazione con la Clinica Medica di Milano, ha pubblicato una serie di studi sull’importanza degli immunodepressori nella terapia delle uveiti .Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto alla oftalmochirurgia pediatrica, in particolare alla chirurgia del glaucoma e della cataratta congenita e dello strabismo.
Sulla chirurgia del glaucoma nel 1975 ha messo a punto una particolare tecnica chirurgica, la Diatermotrabeculotomia ab externo, tecnica presentata in Congressi dell’American Academy e della ESCRS a Praga ,Orlando, Lisbona, Londra ecc. e in numerose pubblicazioni.
Nel 1988 è stato fra i primi chirurghi in Italia ad eseguire l’impianto di lente intraoculare nei casi di cataratta congenita nei neonati .Ha partecipato e organizzato numerosi convegni su tale tema .
Nel campo dello strabismo ha seguito le teorie sulla sagittalizzazione degli obliqui dello strabologo belga Marc Gobin, operando centinaia di casi e pubblicando numerosi lavori in merito.
E’ socio della Società Oftalmologica Italiana , della Società Italiana di Oftalmologia Pediatrica,
dell’ American Academy of Ophthalmology dal 1986 , della European Society of Cataract and Refractive Surgeons e della Società Europea del Glaucoma.
Nel 1979 ha vinto il premio Cattaneo
Nel 1999 ha vinto il premio Orzalesi
Negli anni ottanta , con i Padri Comboniani, ha organizzato un safari medico nella savana del nord Zaire ( attuale Congo) operando e visitando centinaia di malati.
Le pubblicazioni
Fra le pubblicazioni più importanti su riviste italiane e straniere ricordiamo:
L’uso degli immunodepressori nella terapia delle uveiti : Atti Società Oftalmologica italiana e
Atti della Società Francese d’oftalmologia nel 1968. Atti Soc. Italiana Medicina Interna 1969.
Gli studi sugli effetti degli estratti gametici sulle manifestazioni dell’invecchiamento , in particolare sulla cataratta. Atti Soc. Oftalmologia Italiana 1972. British Journal of Ophthalmology nel 1980 e nel 1982
Diathermo- Trabeculotomy ab externo ( A new technique for opening the canal of Schlemm).
In British J. Ophthalmology 1975 e nel 1977 e in “ Glaucoma” 1986
Intraocular lens in unilateral congenital cataracts . Atti First World Postgraduate Surgical Week
XXVI World Congress Intern. College of Surgeon. Milan 1988
Il trattamento dello strabismo da sagittalizzazione degli obliqui . J. Fran. Ophtalm. 1992
L’indice dello spostamento miopico nella pseudofachia pediatrica . Ophthalmology . 2000
“Può l’impianto primario di lente intraoculare prevenire il glaucoma “afachico” nel bambino ?”
Journal of Am.Ass. Pediatric ophthalmology. 2000
Oltre la professione
Eduardo Maselli è sposato con quattro figlie. La moglie Maria Pia, diplomata di Conservatorio, è stata per anni Direttrice artistica del Circolo Musicale CID, ora giunto alla 47a Stagione concertistica. Si è dedicato alla pittura e alla scultura fin da ragazzo . Dipinge preferibilmente ad olio e con acrilico, e nella grafica predilige la litografia e l’incisione su rame. Ha partecipato a numerose collettive e personali a Milano, in Valtellina e in Umbria. Nel 1977 ha organizzato per Amnesty International la collettiva “Omaggio di artisti valtellinesi ai Diritti civili dell’Uomo”
Nel 1982 ha vinto , per la grafica, la coppa del Prefetto della provincia di Sondrio al Concorso “L’Adda e il suo paesaggio”. Nel 1995 ha vinto il “Premio speciale della Giuria” , 30 a edizione, del “Gran Premio Internazionale di Pittura Contea di Bormio”.
Si dedica a numerosi sport quali la vela, lo sci, il tennis e il golf.
Produce personalmente del buon vino rosso, Sassella, da una piccola vigna di proprietà a S. Anna in zona all’uopo propizia.
Il commento
Il commento può essere uno solo: complimenti e grazie. Grazie in quanto se è vero che a Sondrio venivano da tutta Italia per mettersi nelle sue mani è anche vero che i primi beneficiari sono stati i valtellinesi.
PS Quando è arrivato aveva fatto sensazione la notizia che avesse già al suo attivo, se ricordiamo bene, 700 interventi con il laser che all’Ospedaòle di Sondrio, ma così in tanti altri, non era ancora arrivato…
Add comment Dicembre 17, 2007
In Italia si è quasi arrivati alla “retina artificiale”
Il cucciolo di robot ha un nome da rapper, “I Cub”, e due occhioni che ti guardano curiosi. Ha appena un anno di vita, ma già muove le gambe a gran velocità simulando alla perfezione il movimento dell’uomo. Il suo problema è il peso, ventitré chili, ma anche a questo si troverà soluzione quando la sua struttura di acciaio e cavi sarà sostituita da ossa, nervi e pelle, tutti rigorosamente sintetici, che ne faranno l’umanoide perfetto. E una volta diventato adulto “I Cub” potrà fare molto, molto di più. Sarà in grado di apprendere ciò che l’uomo gli insegnerà e poi di rielaborare al proprio interno queste informazioni.
“I Cub” è in una stanza al quarto piano dell’Iit, l’Istituto Italiano di Tecnologia nato a GenovaMorego nel 2004 e già diventato uno dei punti di riferimento delle ricerca italiana. A quattro anni dal via, con un investimento di quasi duecento milioni, l’Iit si muove sotto la guida di una Fondazione che già oggi può contare su 160 addetti selezionati in tutto il mondo (65 ricercatori, 80 dottorandi e 15 amministrativi) che diventeranno 350 alla fine del 2008. Con tre brevetti e 80 pubblicazioni scientifiche, frutto anche della collaborazione coi i nove poli universitari italiani, la struttura genovese prende ogni giorno una forma più definita: già pronto i laboratori di spettroscopia ottica, scanning probe, preparazione chimica e di polimeri, si è appena completato l’allestimento dei laboratori tecnici della piattaforma di robotica. In sostanza, la casa di “I Cub”.
l suo interno, due giovani ricercatori lo osservano crescere, un giorno dopo l’altro e avvicinarsi alla perfezione. Lo vedono muovere le mani, che già ricostruiscono i movimenti umani in modo pressoché identico. E lo seguono nella sua corsa perfetta, grazie a un programma ricavato dai movimenti di un uomo ricoperto di soli sensori che vengono poi trasferiti sugli arti meccanici del cucciolo.
a strada è ancora lunga, l’umanoide sarà autonomo e autosufficiente fra non meno di vent’anni, ma fin d’ora le sue applicazioni sono in grado di dare alla ricerca medica e scientifica le prime risposte. «La struttura in metallo è quella di un bambino di cinque anni — spiega il direttore scientifico dell’Iit Roberto Cingolani, scienziato e manager — ma l’obiettivo, attraverso un percorso di biomimesi, è quello di una progressiva trasformazione di questa piattaforma umanoide verso un ibrido dotato di sistemi organici e biologici. Le fibre polimeriche sostituiranno i cavi metallici e saremo in grado di applicare anche tessuti prodotti chimicamente». Una tecnologia più leggera, nel vero senso della parola, che consentirà anche di avere consumi energetici più bassi.
Il cucciolo di robot ha già passato il vaglio dei commissari dell’Unione Europea, saliti fino a questa collina immersa nel verde del Ponente genovese, un tempo sede dell’Agenzia delle Entrate e poi riconvertita e villaggio tecnologico. Si può proseguire nella corsa puntando su quattro diverse piattaforme tecnologiche che rappresentano le anime dell’Iit: robotica nanobiotecnologie, neuroscienze e ricerca e sviluppo di nuovi farmaci. Tutte correlate in modo sinergico e fortemente interdisciplinare, con l’obiettivo dichiarato di studiare e sviluppare le tecnologie umanoidi.
«Dentro al robot integriamo le bionanotecnologie con la robotica e ricorriamo alle neuroscienze che consente l’impulso sensitivo che governa l’azione — continua Cingolani — La prospettiva è gigantesca, inutile negarlo». Al momento la parte su cui si sta concentrando la maggiore attenzione è la mano, che già si muove come quella umana e che in prospettiva verrà ricoperta da una membrana tattile con sensori». Ma i filoni di ricerca sono infiniti e verranno tutti testati su “I Cub”.
Così accadrà per gli occhi. Il cucciolo di robot verrà dotato di una retina artificiale e sarà in grado di vedere come un umano.
«Le ricadute sono ovunque — prosegue Cingolani — portano a linee di ricerca trasversali. E proprio la trasversalità rappresenta un punto di forza della nostra azione che, in prospettiva, ci consentirà di legarci con più forza al mondo delle aziende». L’aspetto più delicato riguarderà ovviamente quella che lo scienziato chiama la “struttura di pensiero”. «La soluzione passa ovviamente da un software che gli trasmetterà nozioni, consentendogli di adattarsi rapidamente — spiega Cingolani — Ci arriveremo dalle neuroscienze, traducendo tutto questo in forme di programma». I Cub, in sostanza, avrà un cervello artificiale, con una rete di neuroni che gli consentiranno di acquisire il processo della conoscenza. Un cucciolo, insomma, che diventa piattaforma robotizzata sulla quale si potranno studiare applicazioni sofisticatissime, a cominciare dalle protesi delle mani e delle gambe. La sfida resta quella di far parlare la macchina con il corpo umano in modo tale che le protesi diventino dei veri e propri prolungamenti del corpo, senza alcun problema di rigetto.
Notizia di Massimo Masella tratta da Repubblica.it
3 comments Dicembre 17, 2007