Posts filed under 'curiosità'
Occhio all’estate!
Con la bella stagione si corre al mare per godersi il meritato relax dopo il lavoro… Ma attenzione alle insidie che si possono celaree! Oltre ai danni che l’esposizione prolungata al sole può provocare alla pelle possono verificarsi anche problemi alla vista. La forza dei raggi solari e l’effetto-specchio dell’acqua del mare possono danneggiare gli occhi anche seriamente, causando problemi alla retina: per questo bisogna sempre proteggersi con gli occhiali da sole.
Ma attenzione a sceglierne di giusti. Diciamo che determinate materie plastiche o anche il semplice vetro sono fra i migliori isolanti dei raggi UV e che quindi anche gli occhiali comprati alle bancarelle potrebbero essere buoni, ma consiglio vivamente a tutti, di far controllare le lenti all’ottico tramite un comunissimo UV meter. Ormai onnipresente nei LENSMeter di recente produzione, questo strumento consente all’ottico di misurare l’assorbimento ai raggi Ultra Violetti delle lenti che state acquistando, ovviamente la protezione raccomandata è: assorbimento UV al 100%.
Buone Vacanze!
Add comment Luglio 3, 2008
Attenzione alle pedane vibranti
In tv oggi siamo invasi da pubblicità riguardanti le pedane vibranti. Le promesse sono quelle di un dimagrimento o un rassodamento muscolare. Un po’ vera la seconda, falsissima la prima. Ma la cosa peggiore è che gli effetti collaterali ovviamente non sono per niente evidenziati!
LE VIBRAZIONI POSSONO FARE DAVVERO MALE soprattutto a chi ha subito recentemente operazioni chirurgiche o a chi ha avuto un distacco di retina! Attenzione quindi a non acquistare ne utilizzare questi strumenti che sono utili solo in riabilitazione motoria e sotto la supervisione di un fisioterapista!
Come discusso su: jofitness:
L’uso è ASSOLUTAMENTE VIETATO a chi ha i seguenti problemi :
- è incinta
- ha una trombosi acuta
- ha malattie cardiovascolari
- ha delle ferite dovute ad un recente intervento chirurgico
- ha delle protesi ad anche e ginocchia
- ha un’ernia acuta, discopatia, spondilosi, diabete, epilessia
- soffre di forte emicrania
- ha un pacemaker
- ha spirali intrauterine, perni, bulloni o placche di metallo inseriti di recente
- ha un tumore
- ha subito il distacco della retina.
Add comment Luglio 3, 2008
Occhio bionico per due persone colpite da retinite pigmentosa
LONDRA – Impiantato per la prima volta un «occhio bionico» in due pazienti inglesi, malati di retinite pigmentosa, una malattia ereditaria che colpisce la retina. La speranza dei medici è che questa prima sperimentazione terapeutica si riveli valida e riesca da dare speranza a chi ha perso la vista a causa di questa patologia. L’occhio bionico, inseriro da Lyndon da Cruz, si chiama Argus II e funziona grazie a una telecamera che trasmette un segnale radio a un sottilissimo ricevitore e a un piccolissimo dispositivo elettronico inserito a livello della retina, la membrana nervosa che si trova sul fondo dell’occhio. Gli elettrodi di questo dispositivo stimolano quanto rimane dei nervi della retina permettendo al segnale di passare lungo il nervo ottico e di raggiungere il cervello, dove il segnale viene decodificato e «trasformato» in immagine.
PER ORA VISIONE PARZIALE - L’occhio bionico, impiantato al Moorfield Eye Hospital di Londra è stato sviluppato dalla società americana, Second Sight, e secondo i ricercatori, è in grado di ripristinare un livello base di visione.
Sulla sperimentazione c’è una comprensibile cautela. Non è certo se i due pazienti, sui quali è stata sperimentata la tecnica, riusciranno a vedere di nuovo: l’obiettivo, per ora, è quello di dare loro la possibilità di distinguere almeno contorni di luce ed ombre. «Il dispositivo è stato impiantato con successo in tutte e due i pazienti, che ora si stanno riprendendo bene» ha rifertito Lyndon da Cruz. Anche David Head, British Retinitis Pigmentosa Society, è soddisfatto del lavoro compiuto, e confida molto nel successo di questa nuova terapia l’unica speranza, ha detto, insieme alla ricerca sulle cellule staminali, per i malati di retinite pigmentosa.
PROSPETTIVE - Mark MHumayun, professore di oftalmologia e bioingegneria al Doheny Eye Insitute di Los Angeles, che ha sviluppato la tecnologia e l’ha già utilizzata in alcuni pazienti negli Usa, ha dichiarato al Timesonline di essere ottimista sulla possibilità di ridurre ulteriormente le dimensioni della già minuscola telecamera e di poter aumntare il numero di elettrodi del dispositivo. Quelli utilizzati finora hanno a 16 elettrodi, ma i tecnici avrebbero già in fase di sviluppo avanzato un dispositivo con 60 elettrodi e si presume sia possibile arrivare ancha e mille elettrodi. Aumentando il numero di elettrodi si potrà ottenere una sempre maggiore definizone delle immagini.
1 comment Aprile 22, 2008
Computer Vision Syndrome
(agi) – New York – Le persone che passano ore davanti allo schermo del computer rischiano di soffrire di secchezza degli occhi, appannamento della vista, mal di testa, sensibilita’ alla luce: una serie di condizioni che gli oculisti americani chiamano ‘computer vision syndrome’. ‘E’ una sindrome riconosciuta dall’American Optometric Association’, dice il Dr. Kent Daum, vice presidente dell’Illinois College of Optometry a Chicago. ‘Il computer mette a dura prova la vista soprattutto perche’ le immagini non sono chiare come sembrano e perche’ e’ piu’ difficile per gli occhi concentrarsi in confronto a quanto potrebbero fare su un foglio di carta stampata’. Oltre ai problemi per gli occhi, usare il computer abitualmente per molte ore puo’ causare problemi al collo e alle spalle, specialmente per chi porta lenti bifocali. Si stima che negli Stati Uniti 10 milioni di persone ogni anno vadano dall’oculista per disturbi alla vista legati all’uso del computer. Ma secondo Daum ci sono ‘molti modi sicuri e efficaci per alleviare la sindrome da visione al computer. Il primo e’ farsi visitare regolarmente dall’oculista, che sapra’ dare i consigli appropriati per ciascuno. Ci sono anche occhiali speciali da portare davanti al computer e filtri per gli schermi del pc’. Inoltre, non bisogna dimenticare di battere gli occhi mentre si sta al computer, per evitare che si asciughino. Daum consiglia ogni 20 minuti di fare una pausa di 20 secondi dallo schermo, per evitare appannamento della vista e irritazione degli occhi. Infine, bisogna curare l’illuminazione vicino al pc: basta una piccola luce che non si rifletta sullo schermo e non ci devono essere finestre nel campo visivo.
1 comment Marzo 20, 2008
Lenti a contatto… ma con attenzione.
MILANO – Ogni giorno in Italia una persona perde un occhio a causa del cattivo uso delle lenti a contatto. L’ allarme è di Matteo Piovella, segretario della Società Oftalmologica Italiana (SOI). Per evitare questi esiti negativi la società scientifica ha sentito il bisogno di fornire un’ informazione adeguata ai 2 milioni di portatori di lenti a contatto e ha incaricato Nextplora di una indagine sugli utilizzatori italiani. Ne esce una fotografia poco confortante: sono per lo più donne e persone di età compresa fra 25 e 34 anni, con stile di vita trendy e molto attenti al benessere personale e alla cura di sé, che considerano importanti gli occhi e lo sguardo. La gran parte delle lenti utilizzate sono quelle morbide, mensili o quindicinali. Ma solo due utilizzatori su 10 le curano in modo adeguato. Solo il 19% provvede a ‘massaggiare’ le lenti strofinandole leggermente tra le dita (tecnicamente il ‘rub’) e a detergerle con apposite soluzioni prima della conservazione.
“Procedure – dice Antonio Mocellin, vicepresidente SOI – che sono invece fondamentali per la conservazione della lente, oltre che per la corretta igiene dell’occhio. Il ‘massaggio’ della lente con la ’soluzione unica’ – spiega l’oculista – serve a ripulirla delle proteine che vi si depositano con l’uso e bisogna farlo sempre. Mentre i contenitori delle lenti devono essere sostituiti ogni mese. Differente discorso per le ‘one day’ e le semirigide (gaspermeabili): le prime devono essere veramente buttate via dopo l’uso, anche se sono state portate per poche ore; le altre sono meno a rischio di infezioni, ma va ugualmente utilizzata una igiene scrupolosa”. Piovella ricorda che la cosa assolutamente da non fare è lavare le lenti sotto l’acqua del rubinetto (e nemmeno farsi la doccia con le lenti a contatto). Perché nell’acqua corrente è facile contaminare le lenti: la più comune infezione e anche la più devastante è quella da acantoameba, che provoca ascessi e cheratiti corneali irreversibili. Ma è possibile infettarsi anche con candida, streptococco, stafilococco, pseudomonas… E nonostante il 74% degli utilizzatori di lenti a contatto dichiari di usare la soluzione unica, c’é ancora chi davanti allo specchio (e al lavandino) del bagno, cede alla tentatazione di sciacquare la lente sotto l’acqua corrente. Molti ritengono che le soluzioni saline siano sufficienti. Invece, queste servono solo per sciacquare le lenti ma non le sterilizzano.
“Questo cattivo uso delle lenti a contatto e la mancanza di informazioni corrette che ne sta alla base, è conseguenza – secondo Piovella – della negativa frattura, che c’é solo in Italia, fra medici oculisti e ottici. Tutto questo – conclude il segretario SOI – è anche causa della alta quota di abbandono (per sopraggiunta intolleranza o peggio) che arriva al 25-30%. E del fatto che in Italia, l’uso delle lenti a contatto resti al di sotto del 40% rispetto agli altri Paesi europei”.
Dal sito Ansa.it del 13 Marzo 2008
Add comment Marzo 13, 2008
Occhi Artificiali fatti a mano…


Quello che vedete sopra è un modello di occhio artificiale, per persone che lo hanno perso a causa di incidenti o malattie, creato nel laboratorio del signor Kim Erickson.
Su spokesmanreview.com trovate un video ben fatto con tutto il procedimento, mentre nella continuazione di questo post ho riportato i passaggi più importanti.

Come prima cosa un wafer di ceramica viene colorato prendendo come riferimento l’occhio sano, cercando di imitare il più possibile le sfumature naturali.

Il passaggio seguente prevede un confronto con l’occhio sano per verificare il lavoro svolto.

Il wafer una volta pronto viene fatto cuocere in modo da far vetrificare la ceramica per renderla lucida e rassomigliante agli occhi veri.

Infine, l’occhio artificiale viene inserito, grazie a un attrezzo con una piccola ventosa, all’interno della cavità del bulbo.

Campioni di occhi artificiali realizzati a mano dal signor Kim Erickson.
Tratto da Bioblog.it
2 comments Dicembre 23, 2007
Il lettore digitale che aiuta chi è privo della vista
Traduce rapidamente forme, colori e pagine dei libri in sintesi vocale

È nato così SiRecognizer, il primo sistema portatile al mondo in grado di riconoscere oggetti solidi e piani. Il sistema, che è stato presentato ieri in città nella sede dell’Ierfop, l’ente formativo nel campo delle disabilità sensoriali, mette insieme un computer, una macchina fotografica digitale, uno scanner, un cubo fotografico, un microfono e vari accessori. Benché nell’hardware non ci sia quasi niente di nuovo, SiRecognizer è assolutamente innovativo grazie ad un software che riconosce qualsiasi oggetto, di qualunque forma e prospettiva per dare le informazioni necessarie attraverso la sintesi vocale.
SiRecognizer sa anche distinguere i colori, leggere etichette, bugiardini, estratti conto, bollette, libri e giornali. Basta solo un clic sulla macchina fotografica e in pochi secondi il computer riconosce l’oggetto, il testo, il colore e lo traduce in suono. E se non si riesce a prendere la mira SiRecognizer guida la mano con indicazioni verbali fino a centrare l’oggetto. Lo strumento può anche insegnare a scrivere ai non vedenti dalla nascita. Con una penna ottica si può digitare a mano sul monitor e il computer legge le lettere e le parole anche se scritte in corsivo e a “zampa di gallina”.
SiRecognizer inoltre legge in 25 lingue, incluso il greco antico, il latino e il russo.
Il sistema permette anche di trasferire i file su un mp3.
Una vera rivoluzione dunque, non solo per i ciechi e gli ipovedenti ma anche per i dislessici, che grazie alla sintesi vocale possono leggere correttamente un testo. Il consigliere regionale Raffaele Farigu, anch’egli non vedente, è deciso a presentare un’istanza all’assessorato alla Sanità e al Ministero del Welfare, per ottenere l’inserimento di SiRecognizer nel Nomenclatore Protesico Regionale e in quello Nazionale.
Gli oculisti però potrebbero già prescrivere lo strumento avvalendosi della “riconducibilità”, ossia una dichiarazione di equivalenza a qualcosa che è già mutuabile. Il costo del sistema completo si aggira intorno ai 3500 ma per il solo software si scende a circa 700. Il progetto è stato interamente realizzato e brevettato da Columbu e Gregnanin.
Add comment Dicembre 22, 2007
Riconoscimento al prof. Maselli: “Una vita spesa per l’oftalmologia”
La SOI, Società Oftalmologia Italiana di grande tradizione avendo appena celebrato il suo 87° congresso, ha organizzato a Venezia quello che è stato definito “un evento di straordinaria ed irripetibile importanza anche con il pieno appoggio dell’American Academy of Ophthalmology presenti qualificati opinion leader internazionali in un confrontarsi con una oculistica italiana all’avanguardia.
In questa solenne occasione è stato assegnato il “PREMIO MEDAGLIA D’ORO MAESTRI DELL’OFTALMOLOGIA, UNA VITA SPESA PER L’OFTALMOLOGIA” così trasformato . durante l’assemblea dei Soci del 21.11.1992 (prima era premio per lavoro inedito di semeiologia oculare). Il prestigioso riconoscimento per il 2007 è andato a due insigni oculisti, il Prof. Eduardo Maselli e il Dott. Dario Aureggi (Nel 2006; Prof. Giuseppe Carella, Prof. Roberto Guerra, Prof. Albino Rapizzi; nel 2005 Prof. Bruno Bagolini, Prof. Umberto Merlin, Prof. Cesare Quintieri).
Da 31 anni a Sondrio
Grande soddisfazione a Sondrio, anzi anella frazione di S. Anna, ove il prof. Maselli vive.
Maselli Eduardo è nato a Foggia il 25 maggio 1934, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bari nel 1958, specialista in Clinica Oculistica presso la stessa Università nel 1962.
Nel 1962 ha seguito il suo Maestro Prof. Francesco Orzalesi alla Università di Milano.e nel 1968 diviene Assistente Universitario di ruolo; nello stesso anno prende la Libera Docenza in Clinica Oculistica presso l’Università di Milano.
Arriva in Valtellina 36 anni fa, nel 1971 è infatti Primario della Divisione di Oculistica dell’Ospedale Civile di Sondrio fino al 1997. Da tale anno esercita la libera professione presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza interessandosi soprattutto di oftalmochirurgia infantile
Profilo professionale :
L’ attività chirurgica è rappresentata da migliaia d’ interventi sul bulbo oculare ( dalla chirurgia degli annessi al segmento anteriore , alla retina), mentre l’ attività di ricerca è documentata da oltre 100 articoli su riviste italiane e straniere, e da importanti capitoli sulla chirurgia della cataratta congenita e del glaucoma congenito pubblicati su noti volumi di chirurgia oculare.
Nel 1961 ha collaborato con F.Orzalesi e M.Miglior ad importanti studi sugli effetti del Lisozima sui tessuti oculari. Nel 1968 , in collaborazione con la Clinica Medica di Milano, ha pubblicato una serie di studi sull’importanza degli immunodepressori nella terapia delle uveiti .Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto alla oftalmochirurgia pediatrica, in particolare alla chirurgia del glaucoma e della cataratta congenita e dello strabismo.
Sulla chirurgia del glaucoma nel 1975 ha messo a punto una particolare tecnica chirurgica, la Diatermotrabeculotomia ab externo, tecnica presentata in Congressi dell’American Academy e della ESCRS a Praga ,Orlando, Lisbona, Londra ecc. e in numerose pubblicazioni.
Nel 1988 è stato fra i primi chirurghi in Italia ad eseguire l’impianto di lente intraoculare nei casi di cataratta congenita nei neonati .Ha partecipato e organizzato numerosi convegni su tale tema .
Nel campo dello strabismo ha seguito le teorie sulla sagittalizzazione degli obliqui dello strabologo belga Marc Gobin, operando centinaia di casi e pubblicando numerosi lavori in merito.
E’ socio della Società Oftalmologica Italiana , della Società Italiana di Oftalmologia Pediatrica,
dell’ American Academy of Ophthalmology dal 1986 , della European Society of Cataract and Refractive Surgeons e della Società Europea del Glaucoma.
Nel 1979 ha vinto il premio Cattaneo
Nel 1999 ha vinto il premio Orzalesi
Negli anni ottanta , con i Padri Comboniani, ha organizzato un safari medico nella savana del nord Zaire ( attuale Congo) operando e visitando centinaia di malati.
Le pubblicazioni
Fra le pubblicazioni più importanti su riviste italiane e straniere ricordiamo:
L’uso degli immunodepressori nella terapia delle uveiti : Atti Società Oftalmologica italiana e
Atti della Società Francese d’oftalmologia nel 1968. Atti Soc. Italiana Medicina Interna 1969.
Gli studi sugli effetti degli estratti gametici sulle manifestazioni dell’invecchiamento , in particolare sulla cataratta. Atti Soc. Oftalmologia Italiana 1972. British Journal of Ophthalmology nel 1980 e nel 1982
Diathermo- Trabeculotomy ab externo ( A new technique for opening the canal of Schlemm).
In British J. Ophthalmology 1975 e nel 1977 e in “ Glaucoma” 1986
Intraocular lens in unilateral congenital cataracts . Atti First World Postgraduate Surgical Week
XXVI World Congress Intern. College of Surgeon. Milan 1988
Il trattamento dello strabismo da sagittalizzazione degli obliqui . J. Fran. Ophtalm. 1992
L’indice dello spostamento miopico nella pseudofachia pediatrica . Ophthalmology . 2000
“Può l’impianto primario di lente intraoculare prevenire il glaucoma “afachico” nel bambino ?”
Journal of Am.Ass. Pediatric ophthalmology. 2000
Oltre la professione
Eduardo Maselli è sposato con quattro figlie. La moglie Maria Pia, diplomata di Conservatorio, è stata per anni Direttrice artistica del Circolo Musicale CID, ora giunto alla 47a Stagione concertistica. Si è dedicato alla pittura e alla scultura fin da ragazzo . Dipinge preferibilmente ad olio e con acrilico, e nella grafica predilige la litografia e l’incisione su rame. Ha partecipato a numerose collettive e personali a Milano, in Valtellina e in Umbria. Nel 1977 ha organizzato per Amnesty International la collettiva “Omaggio di artisti valtellinesi ai Diritti civili dell’Uomo”
Nel 1982 ha vinto , per la grafica, la coppa del Prefetto della provincia di Sondrio al Concorso “L’Adda e il suo paesaggio”. Nel 1995 ha vinto il “Premio speciale della Giuria” , 30 a edizione, del “Gran Premio Internazionale di Pittura Contea di Bormio”.
Si dedica a numerosi sport quali la vela, lo sci, il tennis e il golf.
Produce personalmente del buon vino rosso, Sassella, da una piccola vigna di proprietà a S. Anna in zona all’uopo propizia.
Il commento
Il commento può essere uno solo: complimenti e grazie. Grazie in quanto se è vero che a Sondrio venivano da tutta Italia per mettersi nelle sue mani è anche vero che i primi beneficiari sono stati i valtellinesi.
PS Quando è arrivato aveva fatto sensazione la notizia che avesse già al suo attivo, se ricordiamo bene, 700 interventi con il laser che all’Ospedaòle di Sondrio, ma così in tanti altri, non era ancora arrivato…
Add comment Dicembre 17, 2007
In Italia si è quasi arrivati alla “retina artificiale”
Il cucciolo di robot ha un nome da rapper, “I Cub”, e due occhioni che ti guardano curiosi. Ha appena un anno di vita, ma già muove le gambe a gran velocità simulando alla perfezione il movimento dell’uomo. Il suo problema è il peso, ventitré chili, ma anche a questo si troverà soluzione quando la sua struttura di acciaio e cavi sarà sostituita da ossa, nervi e pelle, tutti rigorosamente sintetici, che ne faranno l’umanoide perfetto. E una volta diventato adulto “I Cub” potrà fare molto, molto di più. Sarà in grado di apprendere ciò che l’uomo gli insegnerà e poi di rielaborare al proprio interno queste informazioni.
“I Cub” è in una stanza al quarto piano dell’Iit, l’Istituto Italiano di Tecnologia nato a GenovaMorego nel 2004 e già diventato uno dei punti di riferimento delle ricerca italiana. A quattro anni dal via, con un investimento di quasi duecento milioni, l’Iit si muove sotto la guida di una Fondazione che già oggi può contare su 160 addetti selezionati in tutto il mondo (65 ricercatori, 80 dottorandi e 15 amministrativi) che diventeranno 350 alla fine del 2008. Con tre brevetti e 80 pubblicazioni scientifiche, frutto anche della collaborazione coi i nove poli universitari italiani, la struttura genovese prende ogni giorno una forma più definita: già pronto i laboratori di spettroscopia ottica, scanning probe, preparazione chimica e di polimeri, si è appena completato l’allestimento dei laboratori tecnici della piattaforma di robotica. In sostanza, la casa di “I Cub”.
l suo interno, due giovani ricercatori lo osservano crescere, un giorno dopo l’altro e avvicinarsi alla perfezione. Lo vedono muovere le mani, che già ricostruiscono i movimenti umani in modo pressoché identico. E lo seguono nella sua corsa perfetta, grazie a un programma ricavato dai movimenti di un uomo ricoperto di soli sensori che vengono poi trasferiti sugli arti meccanici del cucciolo.
a strada è ancora lunga, l’umanoide sarà autonomo e autosufficiente fra non meno di vent’anni, ma fin d’ora le sue applicazioni sono in grado di dare alla ricerca medica e scientifica le prime risposte. «La struttura in metallo è quella di un bambino di cinque anni — spiega il direttore scientifico dell’Iit Roberto Cingolani, scienziato e manager — ma l’obiettivo, attraverso un percorso di biomimesi, è quello di una progressiva trasformazione di questa piattaforma umanoide verso un ibrido dotato di sistemi organici e biologici. Le fibre polimeriche sostituiranno i cavi metallici e saremo in grado di applicare anche tessuti prodotti chimicamente». Una tecnologia più leggera, nel vero senso della parola, che consentirà anche di avere consumi energetici più bassi.
Il cucciolo di robot ha già passato il vaglio dei commissari dell’Unione Europea, saliti fino a questa collina immersa nel verde del Ponente genovese, un tempo sede dell’Agenzia delle Entrate e poi riconvertita e villaggio tecnologico. Si può proseguire nella corsa puntando su quattro diverse piattaforme tecnologiche che rappresentano le anime dell’Iit: robotica nanobiotecnologie, neuroscienze e ricerca e sviluppo di nuovi farmaci. Tutte correlate in modo sinergico e fortemente interdisciplinare, con l’obiettivo dichiarato di studiare e sviluppare le tecnologie umanoidi.
«Dentro al robot integriamo le bionanotecnologie con la robotica e ricorriamo alle neuroscienze che consente l’impulso sensitivo che governa l’azione — continua Cingolani — La prospettiva è gigantesca, inutile negarlo». Al momento la parte su cui si sta concentrando la maggiore attenzione è la mano, che già si muove come quella umana e che in prospettiva verrà ricoperta da una membrana tattile con sensori». Ma i filoni di ricerca sono infiniti e verranno tutti testati su “I Cub”.
Così accadrà per gli occhi. Il cucciolo di robot verrà dotato di una retina artificiale e sarà in grado di vedere come un umano.
«Le ricadute sono ovunque — prosegue Cingolani — portano a linee di ricerca trasversali. E proprio la trasversalità rappresenta un punto di forza della nostra azione che, in prospettiva, ci consentirà di legarci con più forza al mondo delle aziende». L’aspetto più delicato riguarderà ovviamente quella che lo scienziato chiama la “struttura di pensiero”. «La soluzione passa ovviamente da un software che gli trasmetterà nozioni, consentendogli di adattarsi rapidamente — spiega Cingolani — Ci arriveremo dalle neuroscienze, traducendo tutto questo in forme di programma». I Cub, in sostanza, avrà un cervello artificiale, con una rete di neuroni che gli consentiranno di acquisire il processo della conoscenza. Un cucciolo, insomma, che diventa piattaforma robotizzata sulla quale si potranno studiare applicazioni sofisticatissime, a cominciare dalle protesi delle mani e delle gambe. La sfida resta quella di far parlare la macchina con il corpo umano in modo tale che le protesi diventino dei veri e propri prolungamenti del corpo, senza alcun problema di rigetto.
Notizia di Massimo Masella tratta da Repubblica.it
3 comments Dicembre 17, 2007