Posts filed under 'Retina'
Occhio all’estate!
Con la bella stagione si corre al mare per godersi il meritato relax dopo il lavoro… Ma attenzione alle insidie che si possono celaree! Oltre ai danni che l’esposizione prolungata al sole può provocare alla pelle possono verificarsi anche problemi alla vista. La forza dei raggi solari e l’effetto-specchio dell’acqua del mare possono danneggiare gli occhi anche seriamente, causando problemi alla retina: per questo bisogna sempre proteggersi con gli occhiali da sole.
Ma attenzione a sceglierne di giusti. Diciamo che determinate materie plastiche o anche il semplice vetro sono fra i migliori isolanti dei raggi UV e che quindi anche gli occhiali comprati alle bancarelle potrebbero essere buoni, ma consiglio vivamente a tutti, di far controllare le lenti all’ottico tramite un comunissimo UV meter. Ormai onnipresente nei LENSMeter di recente produzione, questo strumento consente all’ottico di misurare l’assorbimento ai raggi Ultra Violetti delle lenti che state acquistando, ovviamente la protezione raccomandata è: assorbimento UV al 100%.
Buone Vacanze!
Add comment Luglio 3, 2008
Attenzione alle pedane vibranti
In tv oggi siamo invasi da pubblicità riguardanti le pedane vibranti. Le promesse sono quelle di un dimagrimento o un rassodamento muscolare. Un po’ vera la seconda, falsissima la prima. Ma la cosa peggiore è che gli effetti collaterali ovviamente non sono per niente evidenziati!
LE VIBRAZIONI POSSONO FARE DAVVERO MALE soprattutto a chi ha subito recentemente operazioni chirurgiche o a chi ha avuto un distacco di retina! Attenzione quindi a non acquistare ne utilizzare questi strumenti che sono utili solo in riabilitazione motoria e sotto la supervisione di un fisioterapista!
Come discusso su: jofitness:
L’uso è ASSOLUTAMENTE VIETATO a chi ha i seguenti problemi :
- è incinta
- ha una trombosi acuta
- ha malattie cardiovascolari
- ha delle ferite dovute ad un recente intervento chirurgico
- ha delle protesi ad anche e ginocchia
- ha un’ernia acuta, discopatia, spondilosi, diabete, epilessia
- soffre di forte emicrania
- ha un pacemaker
- ha spirali intrauterine, perni, bulloni o placche di metallo inseriti di recente
- ha un tumore
- ha subito il distacco della retina.
Add comment Luglio 3, 2008
Occhio bionico per due persone colpite da retinite pigmentosa
LONDRA – Impiantato per la prima volta un «occhio bionico» in due pazienti inglesi, malati di retinite pigmentosa, una malattia ereditaria che colpisce la retina. La speranza dei medici è che questa prima sperimentazione terapeutica si riveli valida e riesca da dare speranza a chi ha perso la vista a causa di questa patologia. L’occhio bionico, inseriro da Lyndon da Cruz, si chiama Argus II e funziona grazie a una telecamera che trasmette un segnale radio a un sottilissimo ricevitore e a un piccolissimo dispositivo elettronico inserito a livello della retina, la membrana nervosa che si trova sul fondo dell’occhio. Gli elettrodi di questo dispositivo stimolano quanto rimane dei nervi della retina permettendo al segnale di passare lungo il nervo ottico e di raggiungere il cervello, dove il segnale viene decodificato e «trasformato» in immagine.
PER ORA VISIONE PARZIALE - L’occhio bionico, impiantato al Moorfield Eye Hospital di Londra è stato sviluppato dalla società americana, Second Sight, e secondo i ricercatori, è in grado di ripristinare un livello base di visione.
Sulla sperimentazione c’è una comprensibile cautela. Non è certo se i due pazienti, sui quali è stata sperimentata la tecnica, riusciranno a vedere di nuovo: l’obiettivo, per ora, è quello di dare loro la possibilità di distinguere almeno contorni di luce ed ombre. «Il dispositivo è stato impiantato con successo in tutte e due i pazienti, che ora si stanno riprendendo bene» ha rifertito Lyndon da Cruz. Anche David Head, British Retinitis Pigmentosa Society, è soddisfatto del lavoro compiuto, e confida molto nel successo di questa nuova terapia l’unica speranza, ha detto, insieme alla ricerca sulle cellule staminali, per i malati di retinite pigmentosa.
PROSPETTIVE - Mark MHumayun, professore di oftalmologia e bioingegneria al Doheny Eye Insitute di Los Angeles, che ha sviluppato la tecnologia e l’ha già utilizzata in alcuni pazienti negli Usa, ha dichiarato al Timesonline di essere ottimista sulla possibilità di ridurre ulteriormente le dimensioni della già minuscola telecamera e di poter aumntare il numero di elettrodi del dispositivo. Quelli utilizzati finora hanno a 16 elettrodi, ma i tecnici avrebbero già in fase di sviluppo avanzato un dispositivo con 60 elettrodi e si presume sia possibile arrivare ancha e mille elettrodi. Aumentando il numero di elettrodi si potrà ottenere una sempre maggiore definizone delle immagini.
1 comment Aprile 22, 2008
Aumentano le patologie degli occhi
Screening della vista, le recenti scoperte in ambito farmacologico, la proiezione degli interventi chirurgici sulle patologie oculari, effettuati in tutta Europa.
Sono stati alcuni degli argomenti che hanno aperto la prima giornata di lavori del convegno “Chirurgia Oculare in diretta” organizzato nella sala Terminal della Stazione Marittima di Napoli.
A confronto sessanta relatori provenienti da tutta Italia. Un focus di approfondimento, organizzato da Raffaello Di Lauro, primario oculistica del Cto di Napoli e da Lucio Zeppa, coordinatore dell’attività chirurgica dell’U.O. di oculistica dell’Azienda Ospedaliera S.Giuseppe Moscati di Avellino. Grande attenzione alle malattie che interessano la cornea, nella maggior parte dei casi colpiscono entrambi gli occhi, rendendo le persone quasi completamente cieche (i giovani tra i 15 e i 35 anni ne sono maggiormente colpiti.
I relatori si sono soffermati sull’innovativa tecnica del Cross-Linking, adottata per curare il cheratocono, una malattia della cornea paragonabile ad una distrofia progressiva non infiammatoria, che colpisce all’anno 50 persone ogni 100.000, sia uomini che donne, generalmente in giovane età, fra i 20 e i 30 anni. La sperimentazione avanzata della metodica Cross-Linking, ha dato ottimi risultati, non è invasiva e utilizza il laser a raggi ultravioletti per contrastare l’evoluzione del cheratocono.
Una sessione del convegno ha intereressato il problema glaucoma, che colpisce in Italia 600 mila persone. Una patologia particolarmente temibile proprio perchè spesso non presenta sintomi e per questo motivo necessità di controlli periodici, specie dopo i 40 anni. Il glaucoma se non diagnosticato in tempo può avere pesanti ripercussioni sulla qualità della vita delle persone che ne sono affette, condizionandone l’attività lavorativa e di relazione.
Tra le principali cause di cecità nella popolazione in età superiore ai 50 anni vi è la degenerazione maculare senile: il tema sarà oggetto di approfondite discussione dei relatori, grande attenzione anche per le cause del distacco della retina.
Add comment Dicembre 22, 2007
In Italia si è quasi arrivati alla “retina artificiale”
Il cucciolo di robot ha un nome da rapper, “I Cub”, e due occhioni che ti guardano curiosi. Ha appena un anno di vita, ma già muove le gambe a gran velocità simulando alla perfezione il movimento dell’uomo. Il suo problema è il peso, ventitré chili, ma anche a questo si troverà soluzione quando la sua struttura di acciaio e cavi sarà sostituita da ossa, nervi e pelle, tutti rigorosamente sintetici, che ne faranno l’umanoide perfetto. E una volta diventato adulto “I Cub” potrà fare molto, molto di più. Sarà in grado di apprendere ciò che l’uomo gli insegnerà e poi di rielaborare al proprio interno queste informazioni.
“I Cub” è in una stanza al quarto piano dell’Iit, l’Istituto Italiano di Tecnologia nato a GenovaMorego nel 2004 e già diventato uno dei punti di riferimento delle ricerca italiana. A quattro anni dal via, con un investimento di quasi duecento milioni, l’Iit si muove sotto la guida di una Fondazione che già oggi può contare su 160 addetti selezionati in tutto il mondo (65 ricercatori, 80 dottorandi e 15 amministrativi) che diventeranno 350 alla fine del 2008. Con tre brevetti e 80 pubblicazioni scientifiche, frutto anche della collaborazione coi i nove poli universitari italiani, la struttura genovese prende ogni giorno una forma più definita: già pronto i laboratori di spettroscopia ottica, scanning probe, preparazione chimica e di polimeri, si è appena completato l’allestimento dei laboratori tecnici della piattaforma di robotica. In sostanza, la casa di “I Cub”.
l suo interno, due giovani ricercatori lo osservano crescere, un giorno dopo l’altro e avvicinarsi alla perfezione. Lo vedono muovere le mani, che già ricostruiscono i movimenti umani in modo pressoché identico. E lo seguono nella sua corsa perfetta, grazie a un programma ricavato dai movimenti di un uomo ricoperto di soli sensori che vengono poi trasferiti sugli arti meccanici del cucciolo.
a strada è ancora lunga, l’umanoide sarà autonomo e autosufficiente fra non meno di vent’anni, ma fin d’ora le sue applicazioni sono in grado di dare alla ricerca medica e scientifica le prime risposte. «La struttura in metallo è quella di un bambino di cinque anni — spiega il direttore scientifico dell’Iit Roberto Cingolani, scienziato e manager — ma l’obiettivo, attraverso un percorso di biomimesi, è quello di una progressiva trasformazione di questa piattaforma umanoide verso un ibrido dotato di sistemi organici e biologici. Le fibre polimeriche sostituiranno i cavi metallici e saremo in grado di applicare anche tessuti prodotti chimicamente». Una tecnologia più leggera, nel vero senso della parola, che consentirà anche di avere consumi energetici più bassi.
Il cucciolo di robot ha già passato il vaglio dei commissari dell’Unione Europea, saliti fino a questa collina immersa nel verde del Ponente genovese, un tempo sede dell’Agenzia delle Entrate e poi riconvertita e villaggio tecnologico. Si può proseguire nella corsa puntando su quattro diverse piattaforme tecnologiche che rappresentano le anime dell’Iit: robotica nanobiotecnologie, neuroscienze e ricerca e sviluppo di nuovi farmaci. Tutte correlate in modo sinergico e fortemente interdisciplinare, con l’obiettivo dichiarato di studiare e sviluppare le tecnologie umanoidi.
«Dentro al robot integriamo le bionanotecnologie con la robotica e ricorriamo alle neuroscienze che consente l’impulso sensitivo che governa l’azione — continua Cingolani — La prospettiva è gigantesca, inutile negarlo». Al momento la parte su cui si sta concentrando la maggiore attenzione è la mano, che già si muove come quella umana e che in prospettiva verrà ricoperta da una membrana tattile con sensori». Ma i filoni di ricerca sono infiniti e verranno tutti testati su “I Cub”.
Così accadrà per gli occhi. Il cucciolo di robot verrà dotato di una retina artificiale e sarà in grado di vedere come un umano.
«Le ricadute sono ovunque — prosegue Cingolani — portano a linee di ricerca trasversali. E proprio la trasversalità rappresenta un punto di forza della nostra azione che, in prospettiva, ci consentirà di legarci con più forza al mondo delle aziende». L’aspetto più delicato riguarderà ovviamente quella che lo scienziato chiama la “struttura di pensiero”. «La soluzione passa ovviamente da un software che gli trasmetterà nozioni, consentendogli di adattarsi rapidamente — spiega Cingolani — Ci arriveremo dalle neuroscienze, traducendo tutto questo in forme di programma». I Cub, in sostanza, avrà un cervello artificiale, con una rete di neuroni che gli consentiranno di acquisire il processo della conoscenza. Un cucciolo, insomma, che diventa piattaforma robotizzata sulla quale si potranno studiare applicazioni sofisticatissime, a cominciare dalle protesi delle mani e delle gambe. La sfida resta quella di far parlare la macchina con il corpo umano in modo tale che le protesi diventino dei veri e propri prolungamenti del corpo, senza alcun problema di rigetto.
Notizia di Massimo Masella tratta da Repubblica.it
3 comments Dicembre 17, 2007