Occhio all’estate!
Con la bella stagione si corre al mare per godersi il meritato relax dopo il lavoro… Ma attenzione alle insidie che si possono celaree! Oltre ai danni che l’esposizione prolungata al sole può provocare alla pelle possono verificarsi anche problemi alla vista. La forza dei raggi solari e l’effetto-specchio dell’acqua del mare possono danneggiare gli occhi anche seriamente, causando problemi alla retina: per questo bisogna sempre proteggersi con gli occhiali da sole.
Ma attenzione a sceglierne di giusti. Diciamo che determinate materie plastiche o anche il semplice vetro sono fra i migliori isolanti dei raggi UV e che quindi anche gli occhiali comprati alle bancarelle potrebbero essere buoni, ma consiglio vivamente a tutti, di far controllare le lenti all’ottico tramite un comunissimo UV meter. Ormai onnipresente nei LENSMeter di recente produzione, questo strumento consente all’ottico di misurare l’assorbimento ai raggi Ultra Violetti delle lenti che state acquistando, ovviamente la protezione raccomandata è: assorbimento UV al 100%.
Buone Vacanze!
Attenzione alle pedane vibranti
In tv oggi siamo invasi da pubblicità riguardanti le pedane vibranti. Le promesse sono quelle di un dimagrimento o un rassodamento muscolare. Un po’ vera la seconda, falsissima la prima. Ma la cosa peggiore è che gli effetti collaterali ovviamente non sono per niente evidenziati!
LE VIBRAZIONI POSSONO FARE DAVVERO MALE soprattutto a chi ha subito recentemente operazioni chirurgiche o a chi ha avuto un distacco di retina! Attenzione quindi a non acquistare ne utilizzare questi strumenti che sono utili solo in riabilitazione motoria e sotto la supervisione di un fisioterapista!
Come discusso su: jofitness:
L’uso è ASSOLUTAMENTE VIETATO a chi ha i seguenti problemi :
- è incinta
- ha una trombosi acuta
- ha malattie cardiovascolari
- ha delle ferite dovute ad un recente intervento chirurgico
- ha delle protesi ad anche e ginocchia
- ha un’ernia acuta, discopatia, spondilosi, diabete, epilessia
- soffre di forte emicrania
- ha un pacemaker
- ha spirali intrauterine, perni, bulloni o placche di metallo inseriti di recente
- ha un tumore
- ha subito il distacco della retina.
Occhio bionico per due persone colpite da retinite pigmentosa
LONDRA – Impiantato per la prima volta un «occhio bionico» in due pazienti inglesi, malati di retinite pigmentosa, una malattia ereditaria che colpisce la retina. La speranza dei medici è che questa prima sperimentazione terapeutica si riveli valida e riesca da dare speranza a chi ha perso la vista a causa di questa patologia. L’occhio bionico, inseriro da Lyndon da Cruz, si chiama Argus II e funziona grazie a una telecamera che trasmette un segnale radio a un sottilissimo ricevitore e a un piccolissimo dispositivo elettronico inserito a livello della retina, la membrana nervosa che si trova sul fondo dell’occhio. Gli elettrodi di questo dispositivo stimolano quanto rimane dei nervi della retina permettendo al segnale di passare lungo il nervo ottico e di raggiungere il cervello, dove il segnale viene decodificato e «trasformato» in immagine.
PER ORA VISIONE PARZIALE - L’occhio bionico, impiantato al Moorfield Eye Hospital di Londra è stato sviluppato dalla società americana, Second Sight, e secondo i ricercatori, è in grado di ripristinare un livello base di visione.
Sulla sperimentazione c’è una comprensibile cautela. Non è certo se i due pazienti, sui quali è stata sperimentata la tecnica, riusciranno a vedere di nuovo: l’obiettivo, per ora, è quello di dare loro la possibilità di distinguere almeno contorni di luce ed ombre. «Il dispositivo è stato impiantato con successo in tutte e due i pazienti, che ora si stanno riprendendo bene» ha rifertito Lyndon da Cruz. Anche David Head, British Retinitis Pigmentosa Society, è soddisfatto del lavoro compiuto, e confida molto nel successo di questa nuova terapia l’unica speranza, ha detto, insieme alla ricerca sulle cellule staminali, per i malati di retinite pigmentosa.
PROSPETTIVE - Mark MHumayun, professore di oftalmologia e bioingegneria al Doheny Eye Insitute di Los Angeles, che ha sviluppato la tecnologia e l’ha già utilizzata in alcuni pazienti negli Usa, ha dichiarato al Timesonline di essere ottimista sulla possibilità di ridurre ulteriormente le dimensioni della già minuscola telecamera e di poter aumntare il numero di elettrodi del dispositivo. Quelli utilizzati finora hanno a 16 elettrodi, ma i tecnici avrebbero già in fase di sviluppo avanzato un dispositivo con 60 elettrodi e si presume sia possibile arrivare ancha e mille elettrodi. Aumentando il numero di elettrodi si potrà ottenere una sempre maggiore definizone delle immagini.
Computer Vision Syndrome
(agi) – New York – Le persone che passano ore davanti allo schermo del computer rischiano di soffrire di secchezza degli occhi, appannamento della vista, mal di testa, sensibilita’ alla luce: una serie di condizioni che gli oculisti americani chiamano ‘computer vision syndrome’. ‘E’ una sindrome riconosciuta dall’American Optometric Association’, dice il Dr. Kent Daum, vice presidente dell’Illinois College of Optometry a Chicago. ‘Il computer mette a dura prova la vista soprattutto perche’ le immagini non sono chiare come sembrano e perche’ e’ piu’ difficile per gli occhi concentrarsi in confronto a quanto potrebbero fare su un foglio di carta stampata’. Oltre ai problemi per gli occhi, usare il computer abitualmente per molte ore puo’ causare problemi al collo e alle spalle, specialmente per chi porta lenti bifocali. Si stima che negli Stati Uniti 10 milioni di persone ogni anno vadano dall’oculista per disturbi alla vista legati all’uso del computer. Ma secondo Daum ci sono ‘molti modi sicuri e efficaci per alleviare la sindrome da visione al computer. Il primo e’ farsi visitare regolarmente dall’oculista, che sapra’ dare i consigli appropriati per ciascuno. Ci sono anche occhiali speciali da portare davanti al computer e filtri per gli schermi del pc’. Inoltre, non bisogna dimenticare di battere gli occhi mentre si sta al computer, per evitare che si asciughino. Daum consiglia ogni 20 minuti di fare una pausa di 20 secondi dallo schermo, per evitare appannamento della vista e irritazione degli occhi. Infine, bisogna curare l’illuminazione vicino al pc: basta una piccola luce che non si rifletta sullo schermo e non ci devono essere finestre nel campo visivo.
Lenti a contatto… ma con attenzione.
MILANO – Ogni giorno in Italia una persona perde un occhio a causa del cattivo uso delle lenti a contatto. L’ allarme è di Matteo Piovella, segretario della Società Oftalmologica Italiana (SOI). Per evitare questi esiti negativi la società scientifica ha sentito il bisogno di fornire un’ informazione adeguata ai 2 milioni di portatori di lenti a contatto e ha incaricato Nextplora di una indagine sugli utilizzatori italiani. Ne esce una fotografia poco confortante: sono per lo più donne e persone di età compresa fra 25 e 34 anni, con stile di vita trendy e molto attenti al benessere personale e alla cura di sé, che considerano importanti gli occhi e lo sguardo. La gran parte delle lenti utilizzate sono quelle morbide, mensili o quindicinali. Ma solo due utilizzatori su 10 le curano in modo adeguato. Solo il 19% provvede a ‘massaggiare’ le lenti strofinandole leggermente tra le dita (tecnicamente il ‘rub’) e a detergerle con apposite soluzioni prima della conservazione.
“Procedure – dice Antonio Mocellin, vicepresidente SOI – che sono invece fondamentali per la conservazione della lente, oltre che per la corretta igiene dell’occhio. Il ‘massaggio’ della lente con la ‘soluzione unica’ – spiega l’oculista – serve a ripulirla delle proteine che vi si depositano con l’uso e bisogna farlo sempre. Mentre i contenitori delle lenti devono essere sostituiti ogni mese. Differente discorso per le ‘one day’ e le semirigide (gaspermeabili): le prime devono essere veramente buttate via dopo l’uso, anche se sono state portate per poche ore; le altre sono meno a rischio di infezioni, ma va ugualmente utilizzata una igiene scrupolosa”. Piovella ricorda che la cosa assolutamente da non fare è lavare le lenti sotto l’acqua del rubinetto (e nemmeno farsi la doccia con le lenti a contatto). Perché nell’acqua corrente è facile contaminare le lenti: la più comune infezione e anche la più devastante è quella da acantoameba, che provoca ascessi e cheratiti corneali irreversibili. Ma è possibile infettarsi anche con candida, streptococco, stafilococco, pseudomonas… E nonostante il 74% degli utilizzatori di lenti a contatto dichiari di usare la soluzione unica, c’é ancora chi davanti allo specchio (e al lavandino) del bagno, cede alla tentatazione di sciacquare la lente sotto l’acqua corrente. Molti ritengono che le soluzioni saline siano sufficienti. Invece, queste servono solo per sciacquare le lenti ma non le sterilizzano.
“Questo cattivo uso delle lenti a contatto e la mancanza di informazioni corrette che ne sta alla base, è conseguenza – secondo Piovella – della negativa frattura, che c’é solo in Italia, fra medici oculisti e ottici. Tutto questo – conclude il segretario SOI – è anche causa della alta quota di abbandono (per sopraggiunta intolleranza o peggio) che arriva al 25-30%. E del fatto che in Italia, l’uso delle lenti a contatto resti al di sotto del 40% rispetto agli altri Paesi europei”.
Dal sito Ansa.it del 13 Marzo 2008
Cataratta in seguito a terapia steroidea
La cataratta è un evento avverso noto associato alla terapia steroidea per via sistemica, oftalmica o topica.
Nel 2006 il Centro Regionale di Farmacovigilanza di Parigi ha riportato un caso di cataratta capsulare posteriore bilaterale in un ragazzo di 13 anni che aveva assunto, per la cura dell’asma allergico, beclometasone per via inalatoria (250 µg BID) per 4 mesi l’anno per un totale di 4 anni (3). La sua acuità visiva era rimasta tale da evitare l’intervento chirurgico.
Gli Autori allora hanno fatto una revisione di cinque studi sul rischio di cataratta in bambini e uomini trattati con steroidi per via inalatoria. Quattro studi riportavano episodi di cataratta e tre mostravano un aumento dell’incidenza , statisticamente significativo, fra gli adulti. Non erano presenti casi di pazienti al di sotto dei 13 anni.
Questo rappresenta un motivo in più per riconsiderare la necessità di una terapia a lungo termine con steroidi per via inalatoria.
Fonte: Prescrire International 2007; 16: 22; ripreso da www.farmacovigilanza.org
Occhi Artificiali fatti a mano…


Quello che vedete sopra è un modello di occhio artificiale, per persone che lo hanno perso a causa di incidenti o malattie, creato nel laboratorio del signor Kim Erickson.
Su spokesmanreview.com trovate un video ben fatto con tutto il procedimento, mentre nella continuazione di questo post ho riportato i passaggi più importanti.

Come prima cosa un wafer di ceramica viene colorato prendendo come riferimento l’occhio sano, cercando di imitare il più possibile le sfumature naturali.

Il passaggio seguente prevede un confronto con l’occhio sano per verificare il lavoro svolto.

Il wafer una volta pronto viene fatto cuocere in modo da far vetrificare la ceramica per renderla lucida e rassomigliante agli occhi veri.

Infine, l’occhio artificiale viene inserito, grazie a un attrezzo con una piccola ventosa, all’interno della cavità del bulbo.

Campioni di occhi artificiali realizzati a mano dal signor Kim Erickson.
Tratto da Bioblog.it
Trapianto lamellare della cornea: due oculisti Ausl Bologna curatori del testo
Bologna – E’ coordinato da due oculisti dell’Azienda USL di Bologna, Luigi Fontana e Giorgio Tassinari, rispettivamente responsabile della Banca delle Cornee e direttore di Oculistica dell’Ospedale Maggiore, il primo e unico testo didattico a livello mondiale che tratta dei nuovi trapianti di cornea lamellare, Atlas of Lamellar Keratoplasty Fabiano Editore. Il libro, che vede la partecipazione di numerosi autori stranieri, tratta dei nuovi trapianti di cornea che stanno rivoluzionando la chirurgia corneale trapiantologica mondiale.
Il trapianto lamellare della cornea è una tecnica raffinata che consente di asportare solo gli strati malati della cornea sostituendoli con strati equivalenti prelevati da una cornea sana di un donatore. Ciò consente di non dover sostituire interamente la cornea.
L’oculistica dell’Ospedale Maggiore di Bologna, è stata tra i primi in Italia ad adottare e affinare il trapianto lamellare della cornea, tanto da diventare un importante centro di riferimento nazionale per l’utilizzo di questa metodologia di trapianto. Nel 2006, presso l’Ospedale Maggiore sono stati eseguiti 73 trapianti di cornea lamellari su un totale di 116 trapianti.
Il trapianto lamellare della cornea, che sta progressivamente sostituendo i trapianti integrali di cornea, ha notevoli vantaggi rispetto a quello “classico”: sostituendo, infatti, il solo strato ammalato e preservando quelli sani circostanti si ottengono gli stessi risultati del trapianto classico, ma con il vantaggio di un intervento meno invasivo, con un più rapido recupero visivo e minori complicanze tra cui anche il rigetto immunologico. La versatilità di questi nuovi trapianti è tale da poter essere applicata al trattamento delle più comuni malattie della cornea: il cheratocono, le distrofie corneali e le opacità corneali da infezioni virali (erpetiche) o batteriche e da traumi.
Il trapianto lamellare, inoltre, consente di utilizzare una percentuale notevolmente maggiore delle cornee donate: prima che si affermasse questa tecnica oltre il 60% delle cornee donate risultavano non idonee al trapianto, ora quelle non idonee si aggirano attorno al 45%. Ciò è possibile grazie alla particolare struttura stratificata della cornea, formata sostanzialmente da tre strati ciascuno dei quali può essere soggetto allo sviluppo di malattie che possono portare alla riduzione della vista del paziente. Uno studio recente condotto presso l’Unità Operativa di Oculistica dell’Ospedale Maggiore, pubblicato su una prestigiosa rivista americana, sottolinea i favorevoli risultati visivi che si possono ottenere con queste nuove metodiche di chirurgia lamellare della cornea e soprattutto l’elevato livello di sicurezza nei confronti del rischio di rigetto della cornea trapiantata.
Il lettore digitale che aiuta chi è privo della vista
Traduce rapidamente forme, colori e pagine dei libri in sintesi vocale

È nato così SiRecognizer, il primo sistema portatile al mondo in grado di riconoscere oggetti solidi e piani. Il sistema, che è stato presentato ieri in città nella sede dell’Ierfop, l’ente formativo nel campo delle disabilità sensoriali, mette insieme un computer, una macchina fotografica digitale, uno scanner, un cubo fotografico, un microfono e vari accessori. Benché nell’hardware non ci sia quasi niente di nuovo, SiRecognizer è assolutamente innovativo grazie ad un software che riconosce qualsiasi oggetto, di qualunque forma e prospettiva per dare le informazioni necessarie attraverso la sintesi vocale.
SiRecognizer sa anche distinguere i colori, leggere etichette, bugiardini, estratti conto, bollette, libri e giornali. Basta solo un clic sulla macchina fotografica e in pochi secondi il computer riconosce l’oggetto, il testo, il colore e lo traduce in suono. E se non si riesce a prendere la mira SiRecognizer guida la mano con indicazioni verbali fino a centrare l’oggetto. Lo strumento può anche insegnare a scrivere ai non vedenti dalla nascita. Con una penna ottica si può digitare a mano sul monitor e il computer legge le lettere e le parole anche se scritte in corsivo e a “zampa di gallina”.
SiRecognizer inoltre legge in 25 lingue, incluso il greco antico, il latino e il russo.
Il sistema permette anche di trasferire i file su un mp3.
Una vera rivoluzione dunque, non solo per i ciechi e gli ipovedenti ma anche per i dislessici, che grazie alla sintesi vocale possono leggere correttamente un testo. Il consigliere regionale Raffaele Farigu, anch’egli non vedente, è deciso a presentare un’istanza all’assessorato alla Sanità e al Ministero del Welfare, per ottenere l’inserimento di SiRecognizer nel Nomenclatore Protesico Regionale e in quello Nazionale.
Gli oculisti però potrebbero già prescrivere lo strumento avvalendosi della “riconducibilità”, ossia una dichiarazione di equivalenza a qualcosa che è già mutuabile. Il costo del sistema completo si aggira intorno ai 3500 ma per il solo software si scende a circa 700. Il progetto è stato interamente realizzato e brevettato da Columbu e Gregnanin.
Aumentano le patologie degli occhi
Screening della vista, le recenti scoperte in ambito farmacologico, la proiezione degli interventi chirurgici sulle patologie oculari, effettuati in tutta Europa.
Sono stati alcuni degli argomenti che hanno aperto la prima giornata di lavori del convegno “Chirurgia Oculare in diretta” organizzato nella sala Terminal della Stazione Marittima di Napoli.
A confronto sessanta relatori provenienti da tutta Italia. Un focus di approfondimento, organizzato da Raffaello Di Lauro, primario oculistica del Cto di Napoli e da Lucio Zeppa, coordinatore dell’attività chirurgica dell’U.O. di oculistica dell’Azienda Ospedaliera S.Giuseppe Moscati di Avellino. Grande attenzione alle malattie che interessano la cornea, nella maggior parte dei casi colpiscono entrambi gli occhi, rendendo le persone quasi completamente cieche (i giovani tra i 15 e i 35 anni ne sono maggiormente colpiti.
I relatori si sono soffermati sull’innovativa tecnica del Cross-Linking, adottata per curare il cheratocono, una malattia della cornea paragonabile ad una distrofia progressiva non infiammatoria, che colpisce all’anno 50 persone ogni 100.000, sia uomini che donne, generalmente in giovane età, fra i 20 e i 30 anni. La sperimentazione avanzata della metodica Cross-Linking, ha dato ottimi risultati, non è invasiva e utilizza il laser a raggi ultravioletti per contrastare l’evoluzione del cheratocono.
Una sessione del convegno ha intereressato il problema glaucoma, che colpisce in Italia 600 mila persone. Una patologia particolarmente temibile proprio perchè spesso non presenta sintomi e per questo motivo necessità di controlli periodici, specie dopo i 40 anni. Il glaucoma se non diagnosticato in tempo può avere pesanti ripercussioni sulla qualità della vita delle persone che ne sono affette, condizionandone l’attività lavorativa e di relazione.
Tra le principali cause di cecità nella popolazione in età superiore ai 50 anni vi è la degenerazione maculare senile: il tema sarà oggetto di approfondite discussione dei relatori, grande attenzione anche per le cause del distacco della retina.